domenica 29 giugno 2014

Perché non riesco a stare a dieta?

Ci sono almeno due motivi che possono spiegare la difficoltà a seguire una dieta: il primo è perché fai unaprima colazione troppo poco ricca, e il secondo è perché continui a usare dolcificanti artificiali, anche se a basso contenuto calorico, per addolcire i tuoi cibi.



Una dieta ben impostata deve partire dalla prima colazione. La maggior parte dei consigli dietetici che vedo nella mia pratica clinica limitano le calorie, con tristi prime colazioni a base di una fetta biscottata spalmata con un velo di marmellata senza zucchero e una tazza di tè, che forniscono all'organismo un quantitativo minimo di calorie e che non sono certo sufficienti a generare senso di sazietà.
La prima colazione dovrebbe dare un segnale di ricchezza, cui l'organismo risponde producendo leptinache è un ormone che stimola il dimagrimento e il consumo di grasso nell'organismo.
Di fronte a un segnale di povertà, come una prima colazione misera, l'organismo percepisce uno stato di carestia e giustamente abbassa il metabolismo.
Qualunque caloria in eccesso viene quindi trasformata in grasso e utilizzata come energia di riserva. Se poi dopo poco tempo, si interrompe la fatica dimagrante e si ricomincia a mangiare normalmente spesso si riprendono velocemente (con gli interessi) il peso perso.
Per chi ha il tuo stesso problema, se devi per forza usare solo 1.200 calorie in tutta la giornata, 600-700 andrebbero mangiate nella prima ora dal risveglio che rappresenta il momento migliore per trasformare in energia quello che si mangia e per stimolare il metabolismo.
Una prima colazione completa dovrebbe comprendere una parte di proteine e una parte di carboidrati ben bilanciate insieme in modo da evitare picchi glicemici e ipoglicemie reattive che rischiano di minare la propria capacità di seguire la dieta.
Poi c'è l'aspetto della dolcificazione: devi sapere che i nostri geni non sono mai stati abituati ad avere a disposizione grandi risorse di sostanze dolci, e così l'essere umano si è evoluto, nell'ultimo milione di anni, per capire che quando c'è un segnale zuccherino (dovuto all'utilizzo di zuccheri semplici, di miele, di stevia, di dolcificanti ipocalorici ecc.) il nostro organismo viene stimolato a fare man bassa di carboidrati, se non nello stesso pasto, sicuramente in quello successivo.
L'utilizzo di dolcificanti artificiali si rivela quindi un boomerang che ci spinge a introdurre più carboidrati semplici rischiando di interrompere la dieta.
Nella colonna qui a sinistra troverai tutta una serie di approfondimenti utili per comprendere fino in fondo quello che ho riassunto in poche righe.
Per finire, in casi come questo, in cui si ha la sensazione di non riuscire a controllarsi, la differenza viene fatta dallapersonalizzazione del percorso da seguire.
Affidati ad un professionista che sappia individuare le tue necessità specifiche e stilare un programma ad hoc. Ritroverai forma fisica e buon umore.#EK

Il porno danneggia il cervello, lo rivela uno studio

Non si è soliti ammetterlo, ma uno dei principali effetti dell’esplosione dei servizi online nella vita di tutti giorni è stato il moltiplicarsi dell’offerta per adulti.

Venuti meno i paletti dovuti alla vergogna di doversi recare in edicola per acquistare una rivista hard, la fruizione dei contenuti porno è diventata a portata di click, lontana da giudizi e sguardi indiscreti. Stando a uno studio condotto in Germania, però, l’aumentato ricorso degli ultimi anni avrebbe degli effetti negativi sulle normali attività del cervello.
La ricerca, pubblicata su JAMA Psychiatry e per la verità limitata a un campione piccolo di soggetti, ha voluto verificare se vi fosse un collegamento tra consumo dimateriali pornografici, dimensioni e funzionalità del cervello. E i risultati sembrano essere, per quanto preliminari, del tutto preoccupanti: un abuso di materiali per adulti potrebbe essere d’intralcio al normale mantenimento dell’area dell’encefalo deputata alla soddisfazione.

I ricercatori hanno analizzato 64 uomini dai 21 ai 45 anni, i quali – tramite questionario – hanno confermato di ricorrere a media pornografici per diverse ore alla settimana. Con l’aiuto dellarisonanza magnetica, si è quindi verificata la reazione del cervello all’esposizione a immagini per adulti, per capire quale area fosse coinvolta. Dall’indagine è emersa una significativa associazione negativa tra il consumo di pornografia e la materia grigia del caudato destro, così come della funzionale connettività della corteccia dorsolaterale prefontale sinistra. Si tratterebbe di regioni particolarmente attive quando le persone vengono esposte al normale stimolo erotico, perché legate alla soddisfazione. Negli uomini che usufruiscono di troppi contenuti per adulti, tuttavia, tale attivazione è inferiore, si ipotizza per una sorta di assuefazione allo stesso stimolo.
Al momento, però, non vi sono indicazioni sufficienti per elaborare delle linee guida precise sul consumo di certe forme di intrattenimento privato, anche perché ulteriori studi si renderanno necessari. Oltre al bisogno di verificare queste scoperte su un campione decisamente più ampio, interessante sarà vagliare se si tratti di una condizione reversibile: rimuovendo l’abuso, il cervello ripristina le sue normali funzionalità? Nel frattempo, vale sempre il principio cautelativo: meglio non esagerare.#EK

I bambini che hanno un rapporto stretto con i genitori sono più socievoli. Ecco perché

Essere socievoli per tutta la vita? Dipende dal rapporto che si ha con mamma e papà. Se i legami familiari sono forti, saranno più facili le relazioni dei bambini con i coetanei. E' quanto emerge da una ricerca dell'università dell'Illinois.

Alcuni bambini sono timidi e fanno più fatica a fare amicizia con i loro coetanei: magari al parchetto parlano poco, non si avvicinano a bimbi che non conoscono, preferiscono giocare per conto loro. Invece altri si tuffano nelle situazioni più differenti, senza vergognarsi, socializzando senza problemi. Sembra non abbiano problemi a relazionarsi.
Come mai?Perché alcuni bambini sono più socievoli di altri? Il motivo potrebbe essere il rapporto che questi piccoli hanno con i loro genitori. Questo infatti è quanto emerge da una ricerca dell'università dell'Illinois, pubblicata sulla rivista scientifica "Developmental Psychology".
Quando un bambino ha un legame solido con i propri genitori farà meno fatica a rapportarsi con i coetanei. Infatti i rapporti solidi che hanno sviluppato a casa li rendono più sicuri nei rapporti anche fuori. "Chi ha fatto già esperienza di un rapporto sicuro è portato a sperimentarlo di nuovo con qualcun altro e si dimostra più pronto a ricevere stimoli" dice Nancy McElwain, tra gli autori della ricerca.
Per due anni e nove mesi i genitori di 114 bambini di quasi tre anni hanno riportato su un diario il loro comportamento, incluse le loro paure e la tendenza ad arrabbiarsi.
I bambini più socievoli erano proprio quelli che avevano un rapporto più solido con i propri genitori. Proprio questi piccoli dopo sei mesi dall'inizio della ricerca avevo già degli amichetti con cui giocare e già al primo incontro si erano "lasciati andare" con i coetanei. (LEGGI ANCHE COME CRESCERE FIGLI DEFICIENTI, DEBOSCIATI E ASOCIALI)
Continuando a studiare una volta al mese le relazioni tra piccoli e genitori alla fine della ricerca, è emerso che il gruppo dei bimbi più socievoli è più capace di adattarsi alle situazioni, questi bambini sono più empatici: per esempio, quando il compagno di giochi si mostrava arrabbiato o triste, riuscivano a capire la situazione. (Leggi anche: i bambini gentili sono più popolari)#EK

mercoledì 25 giugno 2014

COME OTTENERE DEI RICCI BELLI E DURATURI

Anche se hai dei ricci naturali, potrebbe rivelarsi necessario dar loro un piccolo aiuto. Per disciplinarli, ma anche per dar loro la garanzia di una tenuta a lungo termine. Ecco i nostri consigli.

Una volta lavati i capelli, quando sono ancora bagnati, assorbi l’umidità con un asciugamano. Attenzione a non strofinarli troppo energicamente, poiché rischi di renderli crespi.
Nella ricerca della formula per un riccio che duri più a lungo, i prodotti per lo styling diventeranno dei veri alleati. “Ad esempio, la mousse districante: ridefinisce con precisione i ricci, idratandone contemporaneamente la fibra. Si usa sui capelli leggermente umidi. Una piccola noce di schiuma permette di ridisegnare i tuoi boccoli per una tenuta duratura”. Un altro prodotto efficace, è il definitore di ricci. “Come la schiuma, quest’ultimo disciplina i ricci, proteggendoli dall’umidità ed eliminando contemporaneamente l’effetto crespo. Il prodotto va applicato sui capelli bagnati e ti permette con un’azione molto semplice, avvolgendo i capelli intorno alle dita, di ridisegnare i tuoi ricci perfetti. Otterrai così dei ricci morbidi e decisamente naturali”.
Nei limiti del possibile, è più efficace lasciar asciugare i capelli ricci all’aria e scuoterli di tanto in tanto con movimenti da sinistra a destra, per un risultato morbido e naturale”. Il phon, con il suo getto d’aria, tende a distendere la fibra capillare e quindi a cancellare la forma del capello”. Se invece non puoi concepire l’idea di lasciare la testa bagnata, applica il diffusore al tuo asciugacapelli e posizionalo sulla temperatura più bassa. “Lascia che i tuoi riccioli cadano naturalmente nel diffusore, si riformeranno da soli come per incanto”.
Per l’acconciatura, la spazzola e il pettine sono da dimenticare se non vuoi danneggiare la forma dei tuoi ricci. “Dividi i ricci gli uni dagli altri pettinandoli  leggermente con le dita per un risultato perfetto!”.
Il nostro consiglio: Tutto inizia con la scelta del trattamento. I capelli ricci dovrebbero preferibilmente essere curati con shampoo, balsamo e maschere specifiche o, in generale, con dei trattamenti idratanti che nutrono la fibra in profondità.#EK

Lavanda, fiore della bellezza

Fresca, profumata, pulita: così vorremmo la pelle a fine giornata. Per un bagno rivitalizzante, un massaggio antistress o una cura intensiva di bellezza, niente di meglio dell'olio di lavanda.


Soprannominato l'oro blu, l’olio essenziale di lavanda è ricercatissimo per la sua delicata fragranza. Secondo la tradizione, gli abitanti della Provenza percorrevano i pendii soleggiati delle montagne per raccogliere la pianta selvatica nel mese di luglio.

È la lavanda fine, o Lavandula Angustifolia, a produrre il più puro olio essenziale, dalle proprietà rilassanti e purificanti. Si distingue da quello del Lavandino, dal pungente odore di canfora, utilizzato principalmente per la produzione di prodotti per la casa, detersivi, cosmetici.

Il fiore di lavanda comunemente si associa alla pulizia, all’igiene e alla freschezza: infatti il nome viene dal latino lavandus, che indicava il gerundio del verbo lavare, in quanto la lavanda era utilizzata per aromatizzare l’acqua per il risciacquo dei panni. Il suo impiego fu poi associato alla purezza e al candore delle giovani vergini che si promettevano in matrimonio al proprio sposo.

Il suo olio essenziale è tra i più versatili ed è adatto a mille e più impieghi. Scottature accidentali e da insolazione possono essere trattate da camomilla e lavanda (diluendo le essenze in un olio vegetale, come jojoba o oliva), nella prima fase, per passare alla sola lavanda quando la ferita comincia a rimarginarsi. La lavanda ha una grande capacità rigenerante del tessuto epiteliale, pertanto può essere sfruttata anche in un’ottica antiage, associata alla rosa.

Per il suo potere calmante, l’olio essenziale può essere aggiunto a un olio vegetale, come il jojoba, per realizzare massaggi rilassanti e antalgici. Risulta scorrevole e non unto, con capacità lenitive e ammorbidenti.

Diluito nel bagno, l’olio di lavanda ha un'azione anti-stress e rilassante: basta respirare gli aromi e massaggiare il corpo con l’acqua addolcita dall’olio. Applicato direttamente sul corpo, diviene sorgente di vitalità, tono ed elasticità. 

Per il viso, la lavanda è ottima per decongestionare e lenire le irritazioni e i rossori. Qualche goccia aggiunta alla abituale maschera di bellezza ne potenzia l’effetto distensivo, riequilibrante e rivitalizzante. È consigliata infine in caso di acne e psoriasi. Una volta raggiunta la fase di cicatrizzazione del foruncolo, la lavanda ha un grande potere rigenerante e cicatrizzante.#EK

lunedì 23 giugno 2014

Il pane bianco aumenta il rischio obesità

Il consumo quotidiano di pane bianco può aumentare il rischio di obesità: è il risultato di uno studio presentato al Congresso Europeo sull’Obesità di Sofia, in Bulgaria.

Secondo la ricerca, condotta all’Università di Navarra in Spagna, per far salire del 40% le chances di diventare obesi, o arrivare comunque al sovrappeso, basterebbero tre fette di pane bianco al giorno: al contrario, il pane integrale non contribuirebbe all’aumento di peso.
I ricercatori hanno seguito 9.267 soggetti per un arco temporale di 5 anni: i risultati svelano come coloro che mangiano regolarmente due o tre fette di pane bianco al giorno, pari a 60 grammi circa, hanno il 40% in più di probabilità di arrivare al sovrappeso, o addirittura all’obesità, rispetto a coloro che ne mangiano una o due porzioni alla settimana.
L’idea è che i soggetti che consumano regolarmente pane bianco abbiano, in generale, una dieta più sana: si pensa, infatti, che il limitato consumo di fibre, che inducono il senso di sazietà, sia segno di un consumo calorico più basso. Miguel Martinez-Gonzalez, professore dell’Università di Navarra e autore principale dello studio, ha spiegato:
I cereali raffinati come il pane bianco lasciano in bocca un gusto dolce, che viene dalla scomposizione degli zuccheri dell’amido: questa sensazione stimola a consumarne ancora. Ma se il pane bianco è un alimento base della dieta quotidiana, allora vuol dire che stiamo assumendo troppe calorie al giorno.
Il consumo regolare di pane integrale, invece, non comporterebbe particolari aumenti di peso per i soggetti analizzati dal team spagnolo: grazie alla presenza di fibre, vitamine e minerali, i carboidrati vengono scomposti e assorbiti dal nostro organismo in tempi più lunghi. Miguel Martinez-Gonzalez ha così concluso:
Il messaggio è chiaro, per evitare il sovrappeso e tutti i rischi ad esso legati, al posto del pane bianco, nella dieta quotidiana bisogna inserire cereali integrali e prodotti non raffinati.

 http://starebeneitalia.com/component/content/article/121-news/2589.html

ALV003, enzima che combatte la celiachia

La celiachia è una patologia che colpisce tantissime persone. L’assunzione di glutine da parte del celiaco comporta l’attivazione del sistema immunitario, il quale attacca la mucosa intestinale, distruggendola.

Nel soggetto normale la mucosa intestinale è costituita da villi, piccole protuberanze che ne aumentano la superficie assorbente, garantendo il passaggio delle sostanze nutrienti nel sangue. Nell’individuo affetto da celiachia, i villi danneggiati appaiono appiattiti e di conseguenza anche la nutrizione non avviene correttamente.
Dalla Finlandia arriva uno studio che potrebbe, in futuro, costituire un passo in avanti nella cura della celiachia. Al Tampere University Hospital è stato sperimentato in via preliminare l’effetto di un enzima, chiamato ALV003, capace a quanto pare di stoppare le lesioni all’intestino tipiche della celiachia. Il trattamento è durato sei settimane e ha visto coinvolti due gruppi di persone affette da celiachia. Ad entrambi sono stati somministrati due grammi di glutine, il minimo per scatenare la reazione e solo al primo l’enzima ALV003. L’effetto, a detta degli studiosi che ne parlano sulla rivista Gastroenterology, è stato straordinario perché i pazienti a cui era stato somministrato l’enzima, hanno potuto riscontrare che esso ha contrastato in maniera efficace l’effetto del glutine mentre gli altri hanno avuto i soliti sintomi. Una speranza per chi soffre di questa patologia, tramite la ricerca genetica che sta aprendo spiragli enormi per tutta la medicina.#EK

venerdì 20 giugno 2014

Lavi il pollo crudo? Rischi di contaminare la cucina

Nella carne è diffuso il Campylobacter, poco conosciuto e che può diffondersi tramite gocce e spruzzi di acqua. La campagna della FSA britannica lancia l’appello per cibi sicuri rispettando semplici regole.

In molti lo fanno, è un gesto abituale: aprono la confezione conservata in frigorifero e, prima di metterlo in una teglia da forno, sciacquano il pollo, che sia intero o a pezzetti, sotto l’acqua corrente. Dal punto di vista igienico, lavare la carne prima di cucinarla non ha alcun vantaggio. Anzi, il gesto può addirittura essere rischioso perché facilita la dispersione di un microrganismo, il Campylobacter, causa comune di intossicazione alimentare in tutta Europa, Italia compresa, seppure in pochi lo conoscano.
A lanciare la campagna Don’t wash raw chicken, anche sul web, è laFood Standards Agency (FSA) negli UK, per inaugurare l’annuale settimana per la sicurezza alimentare, al via oggi. Un’occasione per ricordare semplici norme da rispettare in cucina quando si preparano i pasti. Prima tra tutte evitare la trans-contaminazione tra alimenti, come nel caso del pollo: eventuali spruzzi e goccioline di acqua possono arrivare anche su superfici come un tagliere o un coltello o su verdure appoggiate al piano di lavoro, facilitando il passaggio di microrganismi da un cibo all'altro. Un’indagine, commissionata dalla stessa FSA, pone l’accento anche sulla poca informazione riguardo al rischio di infezioni alimentari: oltre il 90 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver sentito parlare di E.colieSalmonella, ma meno di un terzo di loro sa dell’esistenza del Campylobacter. Eppure, stando ai dati europei, è il patogeno più diffuso nella carne cruda, soprattutto quella di pollo, e può essere causa di dolore addominale e diarrea per 2-5 giorni. Come difendersi? Ecco le raccomandazioni degli esperti:
1.     conservare il pollo in frigorifero, ben coperto e preferibilmente sul ripiano inferiore (per evitare che goccioline di condensa cadano su altri alimenti)
2.     non lavarlo prima di cuocerlo
3.     lavare bene tutti gli utensili usati per tagliare e preparare il pollo (coltelli, taglieri), non prima di riutilizzarli per altri alimenti
4.     cuocere bene il pollo: solo così si elimina l’eventuale traccia di microrganismi#EK

Perugia, prospettive per cure della leucemia dai ricercatori ospedale del Santa Maria della Miserico

Si è svolta questa mattina nella sala dei Notari di palazzo dei Priori a Perugia una conferenza stampa sui riconoscimenti ricevuti dal professor Brunangelo Falini e dallo staff della struttura complessa di ematologia del Santa Maria della Misericordia per uno studio che apre prospettive di cura per i malati di leucemia a cellule capellute.

Una nuova speranza si concretizza per i pazienti affetti da leucemia a cellule capellute. Questo è quanto è emerso dal 19esimo Congresso della Società Europea di Ematologia (EHA) che si è svolto nei giorni scorsi a Milano e a cui hanno partecipato più di 10.000 ematologi e ricercatori provenienti da ogni parte del mondo. Lo studio dei ricercatori perugini è stato scelto tra 2500 presentati al Convegno, in tutto le ricerche oggetto di discussione ed approfondimento sono state appena sei. Le speranze sono legate all'impiego di un farmaco intelligente, chiamato Vemurafenib, nel trattamento della leucemia a cellule capellute, una forma particolare di leucemia cronica che è così definita per la presenza di caratteristici prolungamenti sulla superficie delle cellule tumorali. Lo studio è stato ideato e coordinato da Brunangelo Falini.#EK
http://starebeneitalia.com/component/content/article/142-news/2586-perugia-prospettive-per-cure-della-leucemia-dai-ricercatori-ospedale-del-santa-maria-della-miserico.html

martedì 17 giugno 2014

Fantasie erotiche.Quali confessare (e quali no)

Immaginare o sognare situazioni sessuali «diverse» può creare imbarazzi e far sorgere dubbi. E la classica domanda: vanno raccontate al partner?

Raccontarle o tacerle? Alimentarle o negarle? Avere fantasie sessuali è assolutamente normale, eppure non sempre sappiamo come gestirle. «In realtà tutti facciamo sogni erotici e, anzi, le ultime ricerche dicono che più ci dedichiamo a questa attività di produzione fantastica più diventiamo aperti, flessibili, equilibrati, creativi, soddisfatti...», spiega Chiara Simonelli (puoi chiederle un consulto), docente di psicologia dello sviluppo sessuale alla Sapienza di Roma.
LE QUATTRO FUNZIONI 
DELLE FANTASIE EROTICHE
Le fantasie, insomma, ci fanno bene. Rispondono infatti a quattro funzioni principali e cruciali del nostro immaginario. 

• Funzione creativa. È considerata molto importante per accedere a una sessualità sempre più variegata, gioiosa, completa. «Dando spazio agli spunti erotici del nostro immaginario, potenziamo la nostra inventiva, permettiamo che le fantasie si dispieghino, si arricchiscano, rivelino aspetti di noi che sono sempre stati in ombra, scardinino schemi ripetitivi», spiega Simonelli. 

• Funzione compensativa. Può accadere a tutti di attraversare un periodo in cui non c'è un amore o una relazione erotica: il poter almeno immaginare un rapporto, evocare la sua dolcezza, la sua gioia, l'eccitazione che regala compensa, appunto, una mancanza e consente di restare in contatto con la propria sessualità, in attesa dell'occasione di viverla pienamente. 
Siamo ben lontani dalla visione del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, che attribuiva i sogni erotici solo a chi nascondeva desideri frustrati. La funzione compensativa riguarda tutti quanti, non solo le persone che hanno blocchi o problemi nella propria sessualità. 

• Funzione di aiuto al rapporto sessuale. Molte persone richiamano con il pensiero delle scene erotiche durante un rapporto con il proprio partner per aumentare l'eccitazione o per trovare quella spintarella in più che fa giungere all'orgasmo. La cosa va considerata perfettamente normale, non c'è niente di male. 

• Funzione esplorativa. A livello mentale si possono fare delle prove: magari figurarsi come ci si potrebbe sentire tra le braccia di un determinato partner o come si reagirebbe se si provasse un certo gioco amoroso. 
Tali esplorazioni non comportano rischi e possono dare tante informazioni preziose sui propri gusti, sui desideri, sulle pulsioni che magari si avvertono indistintamente e non si sa bene in quali direzioni spingano. «Ma non solo: queste raffigurazioni hanno anche in qualche caso il risultato molto pratico di aiutare a migliorare l'esperienza reale, esattamente come le tecniche di visualizzazione della gara adottate da molti atleti per perfezionare le prestazioni», dice Simonelli. «Se si ha un appuntamento, con ogni probabilità il fantasticarci su porterà a una preparazione migliore, ad aggiustare il tiro: magari ci si vestirà in modo diverso e più sexy, oppure si escogiterà una certa carezza che provocherà nel partner un effetto particolare...».
QUANDO CI SI SENTE A DISAGIO
Tutto sempre bene, dunque, nel mondo dell'immaginario erotico? Non proprio, in effetti. Le fantasie sessuali si distinguono in due grandi categorie. 

• Fantasie evocate. Vengono richiamate alla mente coscientemente, magari per potersi rilassare o eccitare. Poiché sono un atto volontario, è più raro che creino conflitti. 

• Fantasie spontanee. Spesso emergono non invitate, talvolta sorprendendoci piacevolmente, altre volte arrivando quasi nostro malgrado. 

Alcuni sogni erotici, il più delle volte appartenenti a questa categoria, infatti possono mettere a disagio, creare imbarazzo, ansia, vergogna, tensione. «Qualche volta è solo un problema culturale: alcuni pazienti, quando spiego loro le virtù dell'immaginario e la sua insopprimibile libertà, scoprono che non c'è niente di male a concedersi anche fantasie bizzarre o esagerate», spiega Simonelli. 
Se un uomo sogna di darsi alle orge, se una donna fantastica di spogliarsi di fronte a dieci maschi eccitati, queste sono normali iperboli della mente e non indicano certo immoralità o tendenza alla promiscuità (se non sono accompagnate da un progetto di trasposizione nella pratica...).
DUE SOGNI EROTICI DIFFUSI: 
SESSO OMOSEX E RAPPORTO VIOLENTO
In altri casi, però, il problema è più complesso e delicato. Prendiamo le fantasie a contenuto omosessuale obisessuale, molto più diffuse di quanto si pensi. 
Il timore di tante persone è che tali sogni siano la spia di un'inclinazione che le spingerà inevitabilmente verso una certa strada. Questo non si può escludere a priori, ma non si tratta dell'unica spiegazione, né di quella statisticamente più frequente. Spesso, per esempio, la spiegazione è del tutto simbolica. Può trattarsi di una trasposizione sul piano onirico di una spinta a migliorare la conoscenza di se stessi, della propria sessualità. Oppure, nel casa di una donna per esempio, il desiderio di avere un partner meno rozzo, più raffinato e sensibile.
Un altro esempio classico è la nota fantasia femminile di essere prese con violenza. Molte donne ne riferiscono con imbarazzo, chiedendosi: «Ma allora sono masochista?». E tanti uomini che ne sentono parlare possono farsi l'idea sbagliatissima che una donna desideri realmente una prepotenza! 
Anche in questo caso il sogno richiede un lavoro di decodifica. Il più delle volte c'è un desiderio molto femminile di passività e un bisogno di deresponsabilizzazione: se si è prese con la forza, ci si può lasciare andare, quasi senza ammettere le proprie voglie. In più c'è la piacevole sensazione di suscitare un desiderio maschile davvero vivo, tale da portare l'uomo a perdere la testa e addirittura infrangere la legge. 
Se studiamo bene questi sogni, dunque, in genere c'è sì una violenza, ma che risulta essere quasi un complimento per la donna, non un'umiliazione. 
Ci sono però casi in cui fantasie di sopraffazione che portano molta angoscia hanno un significato diverso, più inquietante: magari sono la trasposizione a livello erotico di un vissuto di reale sofferenza. Se nell'infanzia ci sono stati traumi legati alla sessualità, oppure anche un vissuto in un clima di disamore, abbandono, trascuratezza emotiva, può essere che questi contenuti riaffiorino in forma mascherata ed erotizzata. Allora più spesso le donne rievocano la violenza in fantasie da vittima, gli uomini si vedono come persecutori. 
«In generale, possiamo dire che quando i sogni sono particolarmente rigidi, fissi, stereotipati, ripetitivi, sono la spia di un disagio: è come se ci fosse un'unica chiave d'accesso all'eccitazione, laddove ce ne potrebbero essere moltissime.», continua Simonelli. Se poi il contenuto dei sogni crea vergogna, è pieno di umiliazione o violenza non gioiosamente simbolica, è il caso di approfondire: può essere il messaggio cifrato della nostra psiche che chiede aiuto.
ASPIRAZIONI CHE SI POSSONO 
COMUNICARE AL PARTNER 
E QUELLE DA TENERE PER SÉ
Ma torniamo alle fantasie più divertenti: dirle o non dirle, nella coppia? Confessare o meno? 

• Inconfessabili. Ci sono sogni che chiedono esplicitamente di rimanere nascosti. In primo luogo quelli che possono creare gelosie: chi, per quanto aperto e comprensivo, sarebbe felice di sapere che la persona amata si diletta sognando di partecipare a un'orgia, o di fare l'amore con un'altra persona? 
Ma anche altri sogni particolarmente intimi (fantasie omosessuali, giochi erotici che non si vogliono trasporre nelle realtà) è meglio che rimangano patrimonio di quel giardino segreto che ciascuno custodisce dentro di sé. 

• Da condividere. Alcuni sogni sembrano nati per essere comunicati e magari anche messi in pratica insieme, con complicità. In genere sono idee venute sul momento, magari stimolate dalla stessa relazione. Può essere il desiderio di fare l'amore in un luogo particolare, su un prato o in riva al mare, o lo sghiribizzo di un gioco erotico diverso. 
L'ideale sarebbe che il partner ascoltasse con apertura ciò che viene raccontato. «In base alla mia esperienza, posso dire che le donne sono abbastanza in grado di fornire un ascolto complice, gli uomini un po' meno: gelosie e insicurezze sono sempre in agguato», spiega Simonelli. Nessuno, comunque, deve sentirsi obbligato ad assecondare il sogno dell'altro, se non giudica stuzzicante quella fantasia sessuale.#EK

Pedicure fai-da-te

Per fare una buona pedicure in casa propria, è necessario seguire i seguenti passaggi.

I passi da seguire:
1) togliere completamente lo smalto con un solvente

2) esfoliare con un prodotto granulare, anche quelli utilizzati per il corpo; serve a rendere la pelle del piede più levigata.
Se non si è in possesso di un esfoliante, è possibile farne uno in casa, utilizzando olio di oliva e farina gialla.
Dopo aver massaggiato i piedi con questo composto, sciacquare con acqua tiepida

3) fare un pediluvio, immergendo i piedi in una bacinella con acqua tiepida, per circa 10-15 minuti.
Aggiungere all’acqua dell’olio profumato, oppure un’essenza, o in mancanza di prodotti specifici sciogliere in acqua bicarbonato e sale grosso da cucina

4) dopo che i piedi si saranno ammorbiditi, aciugarli e passare la pietra pomice o la raspa sulle parti più callose e ruvide

5) limare le unghie con una lima di carta; sarebbe meglio non utilizzare tagliaunghie o tronchesino, per non scheggiarle, ma se non se ne può fare a meno, usarle con attenzione

6) applicare l’olio per le pellicine e le cuticole, che vanno spinte indietro con un bastoncino di legno d’arancio, evitando di tagliarle.
L’olio per cuticole può essere sostituito con altro tipo di olio, anche di mandorle o di oliva

7) finita la pedicure vera e propria, massaggiare i piedi e le caviglie con una crema specifica o con crema per il corpo, che servirà a stimolare la circolazione ed a rendere la pelle dei piedi più morbida

8) ripulire il contorno delle unghie dai residui di olio e di crema ed iniziare a stendere i prodotti di bellezza, partendo da una base protettiva chiara, per passare allo smalto vero e proprio, nel colore preferito, da passare due volte in modo da renderlo uniforme ed alla fine applicare il prodotto che serve a rendere lo smalto più duraturo e lucido (top coat).#EK
http://www.pedicure.it/Pedicure_fai-da-te.htm

Tatuaggi: rischi, sicurezza e cura

tatuaggi sono sempre più diffusi (secondo un sondaggio americano del 2004, effettuato su 500 persone di età compresa tra i 18 e i 50 anni, il 24 per cento del campione ha riferito di avere un tatuaggio, con il primo tatuaggio che, nel 16 per cento dei casi, viene fatto prima dei 18 anni), ma non andrebbero presi alla leggera: in quest’articolo esamineremo i rischi e vi aiuteremo a capire quali sono le precauzioni di sicurezza e i modi più utili per prendersi cura di un tatuaggio.

Farsi tatuare ormai è una questione di poche ore, ma la facilità con cui al giorno d’oggi è possibile farsi fare un tatuaggio non dovrebbe impedire di riflettere bene sulla decisione di modificare il proprio corpo in modo permanente. Se prima di farvi tatuare prendete tutti i provvedimenti per proteggervi dagli eventuali rischi, quella che oggi vi sembra una buona idea ha meno probabilità di trasformarsi in rammarico in futuro.

Sicurezza

Per essere certi di farvi tatuare in tutta sicurezza, rispondete a queste domande:
  1. Chi realizzerà il tatuaggio? Andate in uno studio di tatuatori con personale preparato. Ricordate che i requisiti di sicurezza e gli standard per il rilascio della licenza variano da stato a stato. Chiedete all’autorità sanitaria locale tutte le informazioni necessarie sulle licenze e sui requisiti di sicurezza.
  2. Il tatuatore indossa i guanti? Controllate se si lava le mani e indossa un paio di guanti nuovo per ciascun cliente.
  3. Il tatuatore usa un’attrezzatura adatta? Controllate se estrae l’ago e i tubicini da un pacchetto sigillato prima di iniziare a lavorare. Anche i pigmenti e i contenitori devono essere nuovi.
  4. Il tatuatore sterilizza le attrezzature? Controllate se usa un’autoclave per sterilizzare le attrezzature non usa e getta prima di usarle su un nuovo cliente. Gli strumenti e i materiali non sterilizzabili nell’autoclave, ad esempio le maniglie dei cassetti, i tavoli e i lavandini, dovrebbero essere sterilizzati con un disinfettante commerciale o con una soluzione a base di candeggina dopo l’uso.
  5. Chiedetevi se siete veramente disposti a investire in una modifica permanente del vostro corpo. Scegliete con attenzione la zona in cui farvi tatuare e non fatevi tatuare se siete sotto l’influenza di droghe o alcol o siete preoccupati che il tatuaggio dopo un po’ potrebbe non piacervi più.

Pericoli

Il tatuaggio causa una lesione della pelle, quindi possono verificarsi infezioni cutanee e altre complicazioni. Tra i rischi da valutare ricordiamo:
  • Reazioni allergiche. Gli inchiostri per i tatuaggi, soprattutto quello rosso, possono causare reazioni allergiche della pelle, che provocano un’eruzione cutanea pruriginosa nella zona tatuata. La reazione allergica può verificarsi addirittura diversi anni dopo il tatuaggio.
  • Infezioni cutanee. I tatuaggi possono provocare infezioni batteriche locali, caratterizzate da rossore, gonfiore, dolore e dalla presenza di pus.
  • Altri problemi cutanei. In alcuni casi, intorno all’inchiostro del tatuaggio (in particolare a quello rosso), si formano piccoli rigonfiamenti, detti granulomi: il tatuaggio può provocare un ispessimento della pelle, causato dalla proliferazione del tessuto cicatriziale (cheloide).
  • Patologie infettive. Se l’attrezzatura usata per realizzare il tatuaggio è contaminata da sangue infetto, c’è il rischio di contrarre diverse malattie trasmesse dal sangue, come l’epatite B, l’epatite C, il tetanoe l’HIV, cioè il virus che provoca l’AIDS.
  • Complicazioni della risonanza magnetica. In rari casi le modifiche corporee permanenti possono causare gonfiore o bruciore nella zona colpita durante la risonanza magnetica (MRI). In alcune situazioni, ad esempio nel caso di un paziente con trucco permanente agli occhi che si sottopone a risonanza magnetica dell’occhio, i pigmenti del tatuaggio potrebbero interferire con la qualità dell’immagine.
Se si sviluppa una reazione allergica, un’infezione o un altro problema della pelle, potrebbe essere necessario ricorrere a farmaci o ad altre terapie. In alcuni casi il tatuaggio potrebbe essere rimosso.

Cura del tatuaggio

Le precauzioni da osservare dopo esservi fatti tatuare dipendono dal tipo e dall’estensione del tatuaggio, tuttavia di norma dovrete:
  • Rimuovere la medicazione dopo 24 ore. Applicate una crema antibiotica sulla pelle tatuata per facilitare la guarigione.
  • Tenere pulita la zona del tatuaggio. Usate acqua e sapone e procedete con delicatezza. Per asciugare, tamponate la pelle anziché strofinarla.
  • Usare la crema idratante. Applicate una crema idratante non aggressiva sulla pelle tatuata diverse volte al giorno.
  • Evitare di esporvi al sole. Tenete riparato il tatuaggio per alcune settimane.
  • Fare attenzione ai vestiti. Non indossate nulla che possa aderire troppo al tatuaggio.
  • Datevi due settimane di tempo per guarire. Non toccate le croste, diminuirete il rischio di infezioni, non danneggerete il disegno ed eviterete di formare cicatrici.
  • Se pensate che il tatuaggio abbia fatto infezione o temete che il tatuaggio non stia guarendo correttamente, chiedete consiglio al vostro medico.
  • Se volete farvi rimuovere un tatuaggio, chiedete al dermatologo informazioni sulla chirurgia laser o sulle altre possibilità di rimozione.#EK
  • http://starebeneitalia.com/component/content/article/143-prevenzione/2584-tatuaggi-rischi-sicurezza-e-cura.html