sabato 4 febbraio 2017

Come individuare le crisi epilettiche nei bambini

L’epilessia è una malattia conosciuta sin dall’età romana e come è stato tramandato dalle fonti classiche Cesare e Caligola – per citare solo i più noti- soffrirono di crisi epilettiche. Da allora ad oggi, questa patologia non è stata ancora debellata e si possono talvolta notare gli effetti delle crisi epilettiche sulla società, in famiglia, a scuola o in ufficio.

COS’È L’EPILESSIA?

L’epilessia è una malattia che colpisce alcune zone cerebrali sia nel fanciullo sia nell’adulto. Può interessare diverse aree del nostro cervello: se sono colpite quelle che regolano i movimenti degli arti superiori, le nostre braccia si muovono in modo incontrollato ed anomalo, se ad essere interessata è l’emisfero sinistro si potranno avere problemi visivi e relative allucinazioni.

Ciò che scatena la crisi epilettica è un’improvvisa scossa elettrica che colpisce un’ampia quantità di neuroni; in base all’estensione della scossa si parlerà di crisi parziale/focale quando il coinvolgimento non è totale, generalizzata quando sono entrambi gli emisferi a subirla.

 

QUALI SONO LE CAUSE DELL’EPILESSIA?

I motivi che possono far scatenare le crisi epilettiche sono di diversa natura: potrebbero essere infatti una conseguenza ad uno o più traumi subiti in particolare contusioni ed ematomi a livello del cranio o potrebbero derivare da problemi di origine genetica.

Per poter analizzare meglio la crisi dovremmo ricorrere all’elettroencefalogramma, un esame indolore e non particolarmente invasivo con il quale si misura l’attività elettrica del nostro cervello; può essere effettuata anche in età pediatrica.

Se si hanno ulteriori dubbi, l’esame potrebbe essere ripetuto per 2 o 3 giorni al fine di ottenere il quadro clinico più esatto integrando l’esame stesso con la TAC e la RNM per localizzare l’area colpita. Se la natura è di tipo genetico, esistono esami specifici che chiariscono meglio le ragioni per cui si hanno le crisi.

COME SI PUÒ INTERVENIRE?

La cosa principale è la diagnosi corretta ossia l’identificazione della malattia e delle cause che scatenano le crisi; se la natura è genetica il più spesso è possibile curarla o scompare da sola se esordisce in età pediatrica, tra i 4 e i 6 anni. Questa forma è chiamata Epilessia assenza infantile e provoca momenti di totale assenza dalla realtà e dal mondo che li circonda; è una forma che solitamente dovrebbe passare con l’avvicinarsi dell’età puberale.

Da notare è l’incidenza e la ricorrenza di tali crisi poiché se non sono così frequenti da disturbare il bambino nell’attività scolastica o sportiva, non si interviene farmacologicamente ma si attende che passi; se, al contrario la crisi provoca imbarazzi e disagi sociali, si procede con terapie farmacologiche efficaci nel 60-70% dei casi.

I farmaci sono efficaci, ma come inevitabile effetto collaterale c’è la sonnolenza; tale terapie dovrebbe essere continuata per almeno due anni dall’ultimo episodio per evitare ricadute. Purtroppo è difficile evitare gli effetti collaterali che a loro volta possono influire negativamente sull’apprendimento scolastico o sulle attività sportive; l’unica soluzione che si tenta è la riduzione al massimo di tali effetti, anche se non è sempre possibile.

I pazienti e i familiari avrebbero bisogno anche di un supporto psicologico poiché l’epilessia comporta un aumento del pregiudizio da parte dei compagni o degli adulti con i quali si entra in contatto. C’è una piccola percentuale di pazienti la cui forma epilettica non risponde alla terapia farmacologica e si manifesta più volte nello stesso giorno. Questa forma di epilessia è l’epilessia resistente.

Contro questo tipo di epilessia non c’è modo di intervenire se non chirurgicamente, con l’asportazione della lesione cerebrale eseguibile dal neurochirurgo. Prima dell’intervento è consigliabile però effettuare opportuni e frequenti esami legati all’elettroencefalogramma e ad altri macchinari in grado di registrare e trasmettere su un video i deficit che rappresentano la causa della loro epilessia. Sarà tuttavia il neurochirurgo a valutare se e quando l’intervento è possibile, poiché in alcuni casi circa nel 10-15% non lo è.

Tuttavia laddove neppure la chirurgia può essere risolutiva, si ricorre ad una strumentazione sofisticata che garantisce la stimolazione del nervo vago; il dispositivo è simile al pace-maker che si mette nelle valvole cardiache per regolare ritmo e battiti: è costituito infatti da un cavo molto sottile in grado di collegare lo sterno al nervo vago del collo; la stimolazione che ne deriva, diminuisce gli episodi epilettici portando giovamento.

Questo tipo di trattamento può essere valido per gli adulti, ma sui bambini si preferisce il ricorso alla dieta chetogenica ovvero con un’alta percentuale di alimenti grassi piuttosto che proteine e carboidrati. Anche in questo caso vanno distinti i bambini ai quali può essere prescritta tale dieta e a quali no: in particolare si è rilevata efficace nei bambini affetti da epilessia farmaco-resistente, ma va valutato in altri casi come quello dettato da problemi di natura genetica.

COSA SI DOVREBBE FARE DAVANTI AD UNA CRISI EPILETTICA?

La prima regola è non farsi prendere dal panico in particolare se la crisi del bambino è convulsiva poi si dovrebbe:

1) mettere un cuscino sotto il capo del bimbo o un materassino per evitare al bimbo di prendere altri traumi battendo la testa;

2) cercare di posizionare il bimbo sul fianco per far sì che la saliva possa facilmente defluire spontaneamente senza che voi apriate la bocca;

3) evitare una rianimazione far da sé;

4) non spaventare il bimbo, ma confortarlo e calmarlo;

5) se il vostro medico la consiglia e l’ha prescritta si può utilizzare la benzodiazepina in supposta o per via orale.

La 5 mossa, ovvero il ricorso ai farmaci, va seguita solo nel caso in cui la crisi non dovesse passare spontaneamente dopo al massimo 2 minuti. Oltre alla benzodiazepina, è stata recentemente scoperta una sostanza più efficace ed applicabile a partire sin dai primi mesi di vita, ovvero la piridossina. Quest’ultima si è rivelata utile a fermare le crisi convulsive che si hanno nei bambini con epilessie farmaco-resistenti.

In realtà gli specialisti o meglio i neurologi infantili e i neurochirurghi hanno illustrato nell’ultimo convegno tenutosi a Firenze lo scorso novembre gli effetti causati piridossina-dipendenza: i pazienti spesso bambini mostrano una carenza di vitamina B6; al momento della crisi convulsiva, una volta .

FONTE: www.medinews.it



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/individuare-le-crisi-epilettiche-nei-bambini/

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